Crataegus laevigata (Poir.) DC.; Crataegus monogyna Jacq. e Crataegus azarolus L. appartengono tutti alla famiglia delle Rosaceae e sono dello stesso genere, Crataegus.
Crataegus laevigata (Poir.) DC. e Crataegus monogyna Jacq. vengono chiamati biancospino oppure pignatine; invece Crataegus azarolus L. viene chiamato azzeruolo, ‘nzalora, lazarolo, razzeruolo.
COME LI DISTINGUO?
Crataegus monogyna (biancospino comune) si differenzia da Crataegus laevigata (biancospino selvatico), perché Crataegus monogyna ha un solo seme e perchè il fiore ha uno solo stilo; invece Crataegus laevigata presenta 2/3 stili per fiore e i semi sono numerosi. L’ibridazione fra le 2 specie è frequente (Crataegus x media Bechst.). Per quanto riguarda le foglie, Crataegus laevigata ha foglie con una forma più romboidale e solitamente sono divise in tre, il fondo è un angolo di circa 30°. Crataegus monogyna ha una foglia con un fondo con un angolo di 120° e le divisioni sono solitamente cinque.
Crataegus azarolus L. ha foglie molto più strette e lunghe rispetto alle due specie precedenti, di forma romboidale, divise solitamente in 3 parti solo nel terzo superiore, e sono pelose. I fiori hanno più di uno stilo e i frutti hanno un diametro decisamente maggiore rispetto ai precedenti (solitamente 2 cm contro gli 0,8 cm). Sono anche i più buoni da mangiare!
L’azzeruolo allo stato selvatico è attualmente molto raro in Italia e a rischio di estinzione perché dato che spesso è attaccato da Erwinia amylovora, un batterio responsabile del colpo di fuoco batterico o “Fire Blight” ne sono stati bruciati la maggior parte di esemplari.
Di queste tre piante è commestibile tutto: frutti, fiori, foglie e corteccia. I frutti si raccolgono ad agosto e settembre e i fiori a marzo e aprile. I frutti sono ottimi per preparare confetture, composte, “vini”, liquori, salse, sciroppi o per essere essiccati e aggiunti nei vostri infusi. Sul sito potete trovare il liquore ZIA MAME fatto con questi frutti.
I fiori (ma in parte anche le altre parti delle piante) oltre ad essere completamente commestibili, possiedono una serie di effetti farmacologici, dovuti alla presenza di vari composti naturali bioattivi, come i flavanonoidi e i composti triterpenici. In particolare il biancospino può essere impiegato nella prevenzione e/o mitigazione delle malattie cardiovascolari. Infatti è in grado di ridurre i fattori di rischio cardiovascolare, come ipertensione, trombosi, ecc., e ha effetti benefici sulle funzioni cardiache. Non solo, sono utili per contrastare la diarrea essendo astringenti.
Lo studio più completo per approfondire l’uso fitoterapico è questo: Polyphenolic Composition of Crataegus monogyna Jacq.: From Chemistry to Medical Applications
Seyed Fazel Nabavi, Solomon Habtemariam, […], and Seyed Mohammad Nabavi
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4586556
Altri studi:
Comparing the composition and bioactivity of Crataegus Monogyna flowers and fruits used in folk medicine
Lillian Barros et al. Phytochem Anal. 2011 Mar-Apr.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/20848392
Crataegus monogyna fruit aqueous extract as a protective agent against doxorubicin-induced reproductive toxicity in male rats
Ali Shalizar Jalali et al. Avicenna J Phytomed. 2013 Spring.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/25050270
The investigation of some bioactive compounds and antioxidant properties of hawthorn (Crataegus monogyna subsp. monogyna Jacq)
Serhat Keser et al. J Intercult Ethnopharmacol. 2014 Apr-Jun.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26401347/
COME SI RACCOGLIE?
1. Non ci si improvvisa. Bisogna studiare e seguire corsi con esperti. Non bastano i libri, servono i corsi: per riconoscere una pianta bisogna utilizzare, infatti, tutti i sensi: serve il tatto, perché la consistenza e la pelosità ci offrono indizi preziosi; serve l’udito perché alcune piante (come la Silene vulgaris) fanno un rumore caratteristico; anche l’olfatto e il gusto danno indizi molto importanti! Osservate e imparate una pianta alla volta, seguendone tutto il ciclo vitale. Non serve imparare più di 4/5 piante in un anno. L’importante è riconoscerle alla perfezione, e raccogliere solo quelle. Man mano che le conoscerete bene, potrete aggiungerne progressivamente altre. Anche perché, spesso, le erbe si raccolgono quando sono in rosetta basale e in quello stadio l’identificazione è particolarmente complessa, quindi, se non avete visto la stessa pianta anche fiorita e con i frutti non potete essere certi di cosa sia. Siate sempre severi con voi stessi e non date mai nulla per scontato. Dovete anche sapere cosa osservare. A volte anche solo la disposizione delle foglie sul fusto (opposte o alternate) ci permette di distinguere una pianta commestibile da una no. Per lo studio ci vuole tanto tempo? Sì. La natura insegna la lentezza, il rispetto, e insegna a osservare. Sono doni che ci possono solo rendere persone migliori.
2. Fate un foraging conservativo, prediligete, cioè, la raccolta delle piante invasive: ad esempio tra la Solidago virgaurea e la Solidago canadensis raccogliete sempre la Solidago canadensis: ha le stesse proprietà ma è un’alloctona invasiva!
Le radici andrebbero raccolte solo se la pianta è annuale o biennale. Se la pianta è perenne una volta che estraete la radice provochereste un danno di gran lunga maggiore. Comunque anche le radici delle piante annuali vanno raccolte con criterio, mai più di un 5%, in maniera tale da lasciarne molte che possano andare in seme.
3. Raccogliete solo quello che consumate! Una manciata di erbe è più che sufficiente per una cena! È inutile raccogliere kg e kg di erbe (ad esempio come vedo fare in alcune foto qua su questo o altri gruppi! O come capita in foto dove ci sono persone che prima raccolgono kg di erbe e poi chiedono se è commestibile!). Che senso ha? Le erbe ci sono tutto l’anno. Ogni settimana si possono raccogliere erbe diverse per arricchire le nostre tavole e provare sapori nuovi! La natura è generosa, l’unico vero pericolo è l’avidità (e stupidità) umana.
4. Informatevi sulle specie rare o protette nella vostra zona e NON RACCOGLIETELE PER NESSUN MOTIVO! Ripeto NON RACCOGLIETELE PER NESSUN MOTIVO! Visto l’enorme diffusione del foraging e il cambiamento climatico, alcune piante che fino all’anno scorso non erano protette sono state ritenute a rischio e inserite nelle nuove liste di protezione 2024. Informatevi sul regolamento 2024 nazionale e della vostra regione!
5. Non raccoglierete in zone inquinate, lungo le strade e nei campi vicini a fabbriche e centri urbani. Se volete raccogliere in una proprietà privata (anche se non è recintata) prima chiedete di poterlo fare. Raccogliere solo da piante sane.
6. Recidete solo la cimetta apicale (parte superiore) della pianta, senza strappare le radici, o strappare il fusto. Non spogliate mai una pianta di tutte le sue foglie, fiori, bacche o semi, ma raccoglietene solo piccole quantità per esemplare, senza pregiudicarne l’aspetto e il benessere. Scegliere solo piante che crescono in abbondanza. Usate un paio di forbici per tagliare le cime o un coltello per staccare la rosetta, perché usando le mani può capitare più spesso di strappare tutta la pianta. Non bisognerebbe mai raccogliere più del 5 % di una particolare pianta o frazione di essa.
7. La raccolta dovrebbe essere distribuita su una vasta area, NON dovremmo MAI far notare il nostro passaggio, non dovremmo mai lasciare tracce, nessuno dovrebbe mai accorgersi che in quella zona abbiamo raccolto! NON SIAMO RUSPE ESCAVATRICI. RACCOGLIETE SEMPRE CON ESTREMO RISPETTO E CONSAPEVOLEZZA.
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