Passiflora caerulea L. ha un grande potenziale terapeutico e gli studi hanno dimostrato gli effetti ansiolitici e antistress in vivo, nonché le attività antimicrobiche, antiossidanti, anticonvulsivanti, analgesiche e gastroprotettive. Tuttavia, non esiste una valutazione tossicologica sistematica della pianta e dei suoi estratti, per questo non è facile rispondere alla domanda circa la sicurezza del suo consumo.
La tossicità di Passiflora caerulea potrebbe essere legata alla presenza di glicosidi cianogenici. Questi glicosidi sono presenti nel frutto acerbo e vengono distrutti con l’essiccamento e la cottura: quindi quello che sicuramente sappiamo è che il frutto va consumato SOLO perfettamente maturo e che fiori e foglie NON vanno mai mangiati crudi.
PER APPROFONDIRE
La tossicità degli estratti acquosi/etanolici delle foglie di Passiflora caerulea valutata in laboratorio ha riportato una LD50 > 5,0 g/kg di peso corporeo nei topi, quindi, se fosse uguale, nell’essere umano si tratterebbe di consumare almeno 300 g di foglie e fiori ipotizzando di pesare 60 kg (El-Askary, H.I.; Haggag, M.Y.; Abou-Hussein, D.R.; Hussein, S.M.; Sleem, A.A. Bioactivity-guided study of Passiflora caerulea L. leaf extracts. Phytomedicine 2017).
Gli studi di etnofarmacologia (Minteguiaga, M.; Wallace, F.; Basile, P.; Ferreira, F.; Olivaro, C.; Dellacassa, E. Passiflora caerulea L.; Springer: Cham, Switzerland, 2021) riportano infatti, come le parti aeree, comprese le foglie, gli steli e i viticci, siano state utilizzate nella medicina tradizionale per anni.
Questa pianta è stata utilizzata nei rimedi tradizionali per varie condizioni legate al sistema gastrointestinale; le foglie vengono utilizzate per trattare la dissenteria, le parti aeree agiscono come antispasmodico e il frutto è riconosciuto per la sua capacità di promuovere una buona digestione (Anzoise, M.L.; Marrassini, C.; Bach, H.; Gorzalczany, S. Beneficial properties of Passiflora caerulea on experimental colitis. J. Ethnopharmacol. 2016)
Ancora, l’infuso di P. caerulea è utilizzato come antimicrobico nelle pratiche di medicina tradizionale dell’Argentina.
Foglie e fiori contengono una grande quantità e diversità di polifenoli, soprattutto crisina, luteolina, quercetina, apigenina, miricetina e flavonoidi C-glicosilati come orientina, isoorientina, vitexina e isovitexina, contengono inoltre alcaloidi, saponine, triterpenoidi, acidi cianogenetici e fenoli.
Il frutto è caratterizzato da un alto contenuto di epigallocatechina gallato, ginsenoside, naringenina, crisoeriolo, luteolina, apigenina e carboidrati, costituiti prevalentemente da fibre alimentari; pectina; e carotenoidi tra cui licopene, α- e β-carotene, β-criptoxantina e zeaxantina.
È stato dimostrato che l’attività ansiolitica di P. caerulea può essere attribuita a questi composti. La crisina (5,7-diidrossiflavone) ha dimostrato una notevole attività come composto ligando, influenzando sia i recettori delle benzodiazepine centrali che periferici nel sistema nervoso, mostrando anche proprietà anticonvulsivanti (Minteguiaga, M.; Wallace, F.; Basile, P.; Ferreira, F.; Olivaro, C.; Dellacassa, E. Passiflora caerulea L.; Springer: Cham, Switzerland, 2021). Anche gli alcaloidi dell’armala, composti organici indolici (principalmente beta-carboline) come armina, l’armalina e la tetraidroarmina agiscono come potenti inibitori reversibili delle monoamino ossidasi (MAO-I) e sono responsabili dell’effetto anticonvulsivante e ansiolitico.
Limitare però Passiflora caerulea ad ansiolitico e anticonvulsivante sarebbe riduttivo perché la pianta ha altri notevoli effetti:
1. ATTIVITÀ ANTIOSSIDANTE
L’attività antiossidante della Passiflora caerulea è significativa, essenziale per neutralizzare le specie reattive dell’ossigeno, riducendo l’infiammazione e il danno cellulare e avendo un effetto positivo contro i disturbi correlati allo stress ossidativo. Studi precedenti hanno dimostrato che i componenti fitochimici della pianta, inclusi i flavonoidi, i composti fenolici e gli alcaloidi, svolgono un ruolo cruciale nelle sue capacità antiossidanti.
2. ATTIVITÀ ANTINFIAMMATORIA
Diversi ricercatori hanno studiato l’attività antinfiammatoria di P. caerulea , esplorandone i potenziali benefici terapeutici per la gestione di condizioni legate all’infiammazione. L’indagine di Sindhura e Bobby ha mostrato che l’estratto di foglie di P. caerulea (800 mg/mL) ha mostrato una significativa inibizione dell’attività infiammatoria: 61,05 ± 1,5% in un test di stabilizzazione della membrana HRBC. In confronto, il controllo positivo, l’aspirina, ha dimostrato un tasso di inibizione del 90,41 ± 1,3% alla stessa concentrazione, sottolineando l’efficacia dell’estratto di foglie (Sindhura, L.; Bobby, N. Phytochemical profiles, antioxidant, antimicrobial, and cytotoxic cell lines activity of Passiflora caerulea L. Biomed. Pharmacol. J. 2022)
3. ATTIVITÀ ANTIMICROBICA
Passiflora caerulea ha mostrato importanti proprietà antimicrobiche, e la ricerca indica le sue potenziali applicazioni nella lotta contro le infezioni batteriche e fungine grazie al suo abbondante contenuto di fitochimici.
4. ATTIVITÀ ANTITUMORALE
La ricerca indica che varie specie all’interno del genere Passiflora mostrano attività citotossiche e antitumorali, evidenziando la diversificata bioattività del genere (Amaral, R.G.; Vieira, S.; Gomes, F.; Claudia, M.; Pessoa, C.Ó.; Andrade, L.N.; Severino, P.; Célio, G.; Bomfim, L.M.; Botelho, M.; et al. Cytotoxic potential of 14 Passiflora species against cancer cells. J. Med. Plants Res. 2019)
I risultati dello studio di Sindhura e Bobby dimostrano la significativa attività dell’estratto di P. caerulea contro le cellule del cancro al seno (MCF-7) (Sindhura, L.; Bobby, N. Phytochemical profiles, antioxidant, antimicrobial, and cytotoxic cell lines activity of Passiflora caerulea L. Biomed. Pharmacol. J. 2022)
5. ATTIVITÀ NEUROMODULATORIA
Una ricerca condotta da Aseervatham et al. ha esplorato il potenziale inibitorio dell’acetilcolinesterasi di P. caerulea , che è importante nel contesto delle malattie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer (Aseervatham, G.S.B.; Abbirami, E.; Sivasudha, T.; Ruckmani, K. Passiflora caerulea L. fruit extract and its metabolites ameliorate epileptic seizure, cognitive deficit, and oxidative stress in pilocarpine-induced epileptic mice. Metab. Brain Dis. 2019)
L’acetilcolinesterasi è un enzima presente nel cervello che degrada il neurotrasmettitore acetilcolina, che svolge un ruolo chiave nella funzione cognitiva. L’inibizione di questo enzima aumenta la produzione di acetilcolina, influenzando così i problemi di memoria e cognizione. Studi fitochimici hanno rivelato che numerosi componenti presenti in Passiflora caerulea, tra cui flavonoidi, alcaloidi e composti fenolici, mostrano un effetto inibitorio dell’AChE.
L’attività ansiolitica (che riduce l’ansia) della Passiflora caerulea è stata ampiamente studiata. Un possibile meccanismo responsabile degli effetti ansiolitici della P. caerulea potrebbe essere la modulazione del sistema GABAergico. L’acido gamma-aminobutirrico (GABA) è un neurotrasmettitore che svolge un ruolo cruciale nell’inibire l’eccessiva attività neuronale, portando al rilassamento e alla riduzione dell’ansia. È stato dimostrato che diversi composti presenti nella P. caerulea potrebbero potenziare la trasmissione GABAergica utilizzando meccanismi d’azione simili a quelli delle benzodiazepine, ma con minori effetti collaterali.
6. ATTIVITÀ GASTROPROTETTIVA
Negli ultimi anni, l’attività gastroprotettiva della Passiflora caerulea è stata oggetto di interesse per il suo potenziale ruolo nel trattamento dei disturbi gastrointestinali. Esistono numerose prove che le foglie potrebbero essere utilizzate contro la dissenteria, le parti aeree come agente antispasmodico, la radice e le foglie come antielmintico e il decotto delle foglie come vermifugo.
L’estratto etanolico di P. caerulea è stato studiato da Anzoise et al. per il suo effetto sulla colite e sulle malattie infiammatorie croniche intestinali (IBD) (Anzoise, M.L.; Marrassini, C.; Bach, H.; Gorzalczany, S. Beneficial properties of Passiflora caerulea on experimental colitis. J. Ethnopharmacol. 2016) L’analisi fitochimica dell’estratto ha dimostrato la presenza dei flavonoidi C-glicosilati isoorientina, vitexina, isovitexina e vicenina-2. Le prove indicano che la vicenina-2 ha dimostrato di possedere attività antispasmodica inibendo l’attività neurotropica e muscolotropica. In conclusione, è stato dimostrato che la pianta presenta proprietà antinfiammatorie, antidiarroiche, spasmolitiche e antiossidanti in modelli preclinici. Questi risultati indicano che l’estratto e/o i suoi costituenti attivi possono rappresentare una potenziale alternativa terapeutica per le IBD, contribuendo così all’attenuazione dei sintomi.
CONCLUSIONE
Analizzando i dati, ritengo di considerare Passiflora caerulea sicura a patto che i frutti vengano consumati maturi (io li mangio e vi avevo proposto tempo fa due ricette che li prevedevano) e foglie e fiori solo essiccati e/o cotti. Ovviamente i frutti vanno evitati da chi soffre di diverticolite per la presenza di numerosi piccoli semi.
Video fatto con AI non perché mi piaccia usarla ma perché non avevo un video sul fiore e volevo comunque farvi capire quale fosse la passiflora dell’articolo.
RICETTA: https://www.facebook.com/share/r/1EtW8xZHwe/
BIBLIOGRAFIA
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