Ambrosia artemisiifolia L. VS Artemisia verlotiorum Lamotte
LE DIFFERENZE:
Ambrosia artemisiifolia L.
- Annuale
- Senza odore
- Assente in Abruzzo, Basilicata, Campania e Sardegna
- Foglie cauline inizialmente opposte poi alterne
- Fusto spesso arrossato, rotondo, con peli patenti ben evidenti e ispidi
- Foglie bipennatosette, con lamina divisa in numerose lacinie, colore faccia anteriore e posteriore delle foglie uguale. La pagina superiore risulta scariosa al tatto.
- Specie generalmente monoica, cioè con fiori maschili e femminili separati.
Il genere Ambrosia presenta un involucro di brattee saldate assieme a forma di coppa.
Artemisia verlotiorum Lamotte
- Perenne
- Molto profumata
- Presente in tutta Italia
- Foglie cauline sempre alterne
- Fusto scanalato e spesso rosso con peli cotonosi che formano una lanugine bianca
- Foglie bipennatosette, verde intenso e glabrescenti nella pagina superiore, tomentose e argentee in quella inferiore.
PERCHÉ L’AMBROSIA È PERICOLOSA?
Il pericolo principale dell’Ambrosia è rappresentato dal polline altamente allergizzante in grado di dare problemi anche a distanze di oltre 200 chilometri dal luogo in cui si trova, con costi totali (effetti su produttività agricola e salute) stimati a livello mondiale in 4,5 miliardi di euro/anno. Inoltre la quantità di polline prodotto da una sola pianta è veramente impressionante: una sola pianta di Ambrosia può produrre più di un miliardo di granuli di polline, ed è una pianta che si diffonde veramente rapidamente dato che una singola pianta può dare origine a un numero di semi che varia da 3.000 a 60.000 che nel suolo mantengono intatta la capacità germinativa per almeno 40 anni.
IL PROBLEMA DELLE SPECIE INVASIVE
Una specie invasiva non è una specie esotica e basta. Infatti essere alloctona è condizione necessaria ma non sufficiente.
Una specie vegetale è considerata invasiva quando:
- non è autoctona, cioè non è una specie che si è originata ed evoluta nel territorio in cui si trova e non è, quindi, in rapporto di equilibrio ecologico con le altre specie
- ha una spiccata resistenza
- un accrescimento rapido
- mostra un precoce raggiungimento della maturità e quindi della produzione di semi
- ha disseminazione anemofila (attraverso il vento)
- ha capacità di prosperare in condizioni avverse, anche in suoli poco profondi e poveri di sostanze nutritive
- è fonte di patogeni al quale le specie autoctone non sono adattate
- non ha alcun antagonista
- rappresenta una minaccia per la biodiversità animale e vegetale
Sono piante che sono state spostate dall’uomo (volontariamente o involontariamente) in un luogo nuovo e non incontrano antagonisti (animali erbivori o microrganismi) capaci di contenerne la crescita.
Le specie autoctone, infatti, sono originate ed evolute nel territorio in cui si trovano e sono in equilibrio con le altre piante, gli insetti, gli erbivori, gli organismi nocivi i patogeni locali ma non dispongono di difese naturali contro le specie aliene invasive (Invasive Alien Species / IAS) che possono quindi determinarne un drastico e tragico calo.
Le specie aliene invasive (IAS) sono a livello globale la seconda causa, dopo la frammentazione degli habitat, di perdita di biodiversità e dei servizi ecosistemici a essa correlati.
In Europa sono state stimate 12.000 specie esotiche (+76% in 30 anni), di queste circa 1.200-1.800 (cioè il 10-15%) sono invasive. I costi stimati, dovuti alle spese di eradicazione e controllo, sono di circa 30 miliardi di euro/anno, cioè circa una media di un milione e mezzo di euro/anno/specie (Da https://www.regione.fvg.it/…/tutela-ambiente…/FOGLIA01/).
I danni possono essere di tre tipi:
- Danni ambientali: le specie aliene invasive (IAS) impattano sulla biodiversità, sia causando la riduzione del numero di specie autoctone che andando ad alterare gli equilibri di interi ecosistemi.
Ad esempio, ultimamente in molti giardini è stata piantata Oenothera speciosa perché molto bella. Il problema è che gli insetti impollinatori presenti in Italia non sono adattati a questa specie quindi il nostro Macroglossum stellatarum (falena colibrì) attratto dai fiori di Oenothera speciosa infila la sua spirotromba nel tubo corollino rimanendo fatalmente incastrato: non riuscendo più a liberarsi sbatte disperatamente le ali finché muore. Tutto questo perché ci vogliono anni perché ci sia adattamento tra piante e insetti impollinatori. Introdurre una specie solo “perché bella” significa uccidere moltissimi insetti impollinatori facendoli morire tra l’altro in maniera straziante (Oenothera speciosa versus Macroglossum stellatarum: killing beauty. June 2018, Arthropod-Plant Interactions. Boyan Zlatkov, Stoyan Beshkov, Tsveta Ganeva.)
Altro esempio: il giacinto d’acqua (Pontederia crassipes Mart.) specie originaria del bacino del Rio delle Amazzoni, che sta letteralmente ricoprendo interi specchi d’acqua dolce in Africa, in Asia e Sardegna causando la morte di quasi tutte le specie acquatiche e favorendo il diffondersi della malaria.
- Danni sanitari: in Italia sono presenti specie vegetali aliene invasive che producono pollini che possono scatenare reazioni allergiche, anche gravi, tramite contatto e/o per inalazione come Ambrosia artemisiifolia L. Oppure sostanze che causano gravissimi danni dermatologici come quelle liberate dalla pànace di Mantegazza (Heracleum mantegazzianum Sommier & Levier, 1895) e dall’edera velenosa, detta anche edera del Canada o sommacco velenoso (Toxicodendron radicans (L.) Kuntze, 1891).
- Danni socio-economici: alcune specie aliene invasive comportano una notevole riduzione della produttività delle coltivazioni agricole. Nel 2016 sono state stimate perdite potenziali mondiali all’agricoltura per circa 540 miliardi di dollari/anno. Nel 2020 la cimice asiatica, secondo le stime di Coldiretti, ha provocato oltre 300 milioni di euro di danni alla frutticoltura in tutto il Nord Italia.
Importanti sono anche i danni causati dalle IAS alle infrastrutture, come i danni agli argini causati dalle tane delle nutrie o i danni strutturali provocati dalle radici dell’ailanto.
COSA DEVO FARE SE INCONTRO UNA SPECIE INVASIVA?
- Segnalarla
- Estirparla. Per eradicarla porre la massima attenzione per le specie che sono tossiche anche al tatto, in quel caso chiedere l’intervento professionale
- Evitare in ogni modo che si diffonda
- Non comprare MAI o piantare specie aliene come Oenothera speciosa!
- Non fare quelle cose terribili che sono le “bombe di semi” che spesso contengono SOLO semi di specie non autoctone (come la tremenda facelia! Che adesso va tanto di moda).
- Mangiate e utilizzate in fitoterapia le specie invasive: le chips di cencio molle sono buonissime, non solo ci potete fare anche zuppe e involtini; usate il poligono del Giappone per fare dolci e confetture al gusto di rabarbaro; usate la verga d’oro del Canada per infusi, fermentazioni e in cucina; usate la buddleja per fare oleoliti e creme antirughe e per dolci, sciroppi ecc: insomma MANGIATE E USATE PIÙ INVASIVE POSSIBILI 😉
Per le segnalazioni potete utilizzare l’App iNaturalist
Oppure usare il sito https://www.specieinvasive.isprambiente.it/
+39 0650072650
specieinvasive@isprambiente.it
In Lombardia potete scrivere a aliene@biodiversita.lombardia.it
Altri modi per segnalare: https://www.infoflora.c
InvasivApp
https://play.google.com/store/apps/details…
https://www.infoflora.ch/…/par…/mie-osservazioni.html…
PER SAPERNE DI PIÙ:
Video del dottor Michele Innangi @ecoscinat https://youtu.be/XTh3BCLR6m0?si=GDnl97iMsNFtw5Kv
https://www.pollenundallergie.ch/…/ambrosia-artemisiifolia
https://www.efsa.europa.eu/it/press/news/contam100610
https://www.arpa.piemonte.it/…/media/2024-06/Ambrosia.pdf
https://www.infoflora.ch/…/neofite/inva_ambr_art_i.pdf
https://www.scienzainrete.it/…/camilla-fiz/2022-04-04
Zhao F, Elkelish A, Durner J, Lindermayr C, Winkler JB, Ruёff F, Behrendt H, Traidl-Hoffmann C, Holzinger A, Kofler W, Braun P, von Toerne C, Hauck SM, Ernst D, Frank U. Common ragweed (Ambrosia artemisiifolia L.): allergenicity and molecular characterization of pollen after plant exposure to elevated NO2. Plant Cell Environ. 2016 Jan;39(1):147-64. doi: 10.1111/pce.12601. Epub 2015 Sep 19. PMID: 26177592.
Zicari G, Soardo V, Rivetti D, Cerrato E, Russo D. The weeding of Ambrosia artemisiifolia and sanitary risks. Ig Sanita Pubbl. 2013 May-Jun;69(3):341-7. PMID: 23903038.
Taramarcaz P, Lambelet B, Clot B, Keimer C, Hauser C. Ragweed (Ambrosia) progression and its health risks: will Switzerland resist this invasion? Swiss Med Wkly. 2005 Sep 17;135(37-38):538-48. doi: 10.4414/smw.2005.11201. PMID: 16333764.
Buters J, Alberternst B, Nawrath S, Wimmer M, Traidl-Hoffmann C, Starfinger U, Behrendt H, Schmidt-Weber C, Bergmann KC. Ambrosia artemisiifolia (ragweed) in Germany – current presence, allergological relevance and containment procedures. Allergo J Int. 2015;24:108-120. doi: 10.1007/s40629-015-0060-6. Epub 2015 Jul 11. PMID: 27226949; PMCID: PMC4861741.
Léonard R, Wopfner N, Pabst M, Stadlmann J, Petersen BO, Duus JØ, Himly M, Radauer C, Gadermaier G, Razzazi-Fazeli E, Ferreira F, Altmann F. A new allergen from ragweed (Ambrosia artemisiifolia) with homology to art v 1 from mugwort. J Biol Chem. 2010 Aug 27;285(35):27192-27200. doi: 10.1074/jbc.M110.127118. Epub 2010 Jun 24. PMID: 20576600; PMCID: PMC2930718.
Oenothera speciosa versus Macroglossum stellatarum: killing beauty. June 2018, Arthropod-Plant Interactions. Boyan Zlatkov, Stoyan Beshkov, Tsveta Ganeva
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