Sono entrambe piante erbacee della famiglia delle Apiaceae e c’è questa idea che possano venire confuse. In verità sono molto diverse. Analizziamo le loro differenze.
1. L’habitat. La carota selvatica (Daucus carota) ama i prati soleggiati. La cicuta maggiore (Conium maculatum) preferisce i luoghi umidi e ombrosi. Non solo, la carota crea folti gruppi, troverete anche prati completamente bianchi pieni di carote in fiore. La cicuta invece è più facile trovarla da sola (può creare dei gruppetti ma più sparuti di 4-5 esemplari).
2. L’altezza. Daucus carota ha un’altezza che varia da 20 cm in Daucus carota subsp. drepanensis (Arcang.) Heywood a 180 cm in Daucus carota subsp. maximus (Desf.) Ball. Comunque nella maggioranza dei casi si assesta attorno al metro. La cicuta maggiore è un bestione! A parte l’altezza che è sempre tranquillamente 180/200 cm ha proprio una struttura più imponente. Il fusto ha decisamente un diametro maggiore.
3. Peli. La carota ha i peli. La cicuta maggiore no.
4. Macchie. La cicuta ha delle macchie color vino che ricoprono a chiazze il fusto. La carota ha striature verticali ma non ha assolutamente macchie! Attenzione però che tra le Apiaceae non c’è solo la cicuta con le macchie! Vi ho fatto anche il video del cerfoglio ubriacante, ad esempio, con macchie e peli.
5. Odore. La carota profuma di carota. La cicuta inganna perché può avere odore e sapore di sedano o puzzare di colla vinilica. Attenzione quindi a non basarvi su odore e sapore perché non sono dati valutabili con oggettività. L’attività biologica (e l’odore) della cicuta deriva infatti da 10 alcaloidi piperidinici. I due alcaloidi piperidinici che si ritiene abbiano il principale effetto tossico sono la λ-coniceina e la coniina. Queste sostanze sono strutturalmente simili alla nicotina, un alcaloide pirrolidinico, e si legano stereospecificamente ai canali del sodio colinergici ligando-dipendenti nei siti nicotinici. Similmente alla nicotina, la coniina e gli alcaloidi correlati hanno un effetto eccitatorio iniziale, seguito da un effetto depressivo sul sistema nervoso centrale.
Qua però viene il punto più importante: la concentrazione e la proporzione degli alcaloidi e quindi anche l’odore, DIPENDONO dalla stagione, dai nutrienti disponibili, dalla quantità di pioggia e dalla maturazione della pianta. Durante le stagioni secche e soleggiate, la dimensione media del frutto e le quantità di tossine aumentano.
6. Infiorescenza. Toglietevi subito dalla testa che l’infiorescenza della carota è facilmente riconoscibile perché ha il “puntino” scuro in mezzo. NO! Vi assicuro che NON tutte le carote hanno il fiore centrale più scuro. Quindi non è l’unica cosa che dovete guardare. Se c’è bene, se non c’è può essere lo stesso una carota! Dell’infiorescenza vanno INVECE guardate due cose: il numero dei raggi e la presenza di brattee e bratteole.
L’infiorescenza di Daucus carota ha tantissimi raggi (30/40), quella di Conium maculatum pochissimi (8/16).
Non solo, l’infiorescenza di Daucus carota ha delle brattee divise in 3/5 lacinie lunghe e appuntite che le conferiscono un aspetto “ricamato”. Infatti uno dei suoi nomi popolari è merletto del vescovo oppure pizzo della Regina Anna. Ancora, la Daucus carota ha anche delle bratteole che sono visibili sul perimetro dell’infiorescenza. Le brattee del Conium maculatum invece sono piccolissime, membranacee, ridotte a stipole.
7. Periodo di fioritura. Il Conium maculatum fiorisce e quindi fruttifica molto prima (maggio/giugno) rispetto alla Daucus carota. La carota è la regina dell’estate.
8. Frutti. L’ombrella della Daucus carota si chiude e crea piccoli frutti uncinati e uncinanti che si attaccano a jeans, felpe, pelo del cane, del cavallo, coperte, zaini. Se andate in camporella a fine agosto in un prato di carote vi assicuro che per 15 giorni dovrete togliervi i frutti da posti che non si possono riferire. I frutti della cicuta invece hanno delle scanalature ma non si attaccano a niente. (Quindi se volete andare in camporella con l’amante e non farvi beccare dal marito, scegliete di andare al riparo di una cicuta. Perché se andate in un prato di carote e tornate a casa ricoperti di fruttini perfino nelle mutande non so se riuscite a imbrogliare il marito).
AVVELENAMENTO: l’avvelenamento da cicuta maggiore dovrebbe essere preso in considerazione a fini diagnostici in qualsiasi paziente con segni e sintomi nicotinici o paralisi ascendente dopo l’ingestione di “materiale vegetale”.
Gli alcaloidi piperidinici tossici della pianta infatti inducono una sindrome tossica bifasica: un’iniziale sovrastimolazione nicotinica che si manifesta con iperattività autonomica, per poi progredire verso una depressione respiratoria potenzialmente fatale attraverso la paralisi neuromuscolare.
Il trattamento è di supporto e al momento non è disponibile alcun antidoto. Il lavaggio gastrointestinale e il carbone attivo possono essere utilizzati entro un’ora dall’ingestione, sebbene non vi siano prove solide che ciò riduca l’assorbimento. Il cardine del trattamento dell’intossicazione grave è l’ottimizzazione emodinamica e la ventilazione meccanica, probabilmente nelle prime fasi del decorso clinico. A differenza di quanto si pensi (legato a quello che abbiamo studiato su Socrate) è molto difficile morire per l’ingestione di cicuta maggiore (esiste in verità un solo caso di morte in letteratura medica) però dovere recarvi immediatamente in pronto soccorso! O chiamare un centro antiveleni.
VIDEO
Piante tossiche: https://youtube.com/playlist…
DIFFERENZA CAROTA CICUTA:
Cicuta:
Cicuta minore:
Carota:
Cerfoglio ubriacante:
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