“La principale proprietà dell’equiseto è quella rimineralizzante sostenuta dalla ricchezza in silicio del fitocomplesso. Il silicio contibuisce ad assicurare la solidità scheletrica, la plasticità della cartilagine, risulta fondamentale per la sintesi del collagene e dei glucosaminoglicani della cartilagine e l’elasticità di vasi e tessuti. Per questa sua peculiarità l’impiego della pianta viene consigliato in menopausa e nell’osteoporosi in genere. Può essere utilizzato , nel trattamento delle alterazioni scheletriche dell’età evolutiva, nell’osteoartrosi e nell’osteoporosi e in caso di frattura accelera la formazione del callo osseo. Manifesta anche proprietà antinocicettive (antidolorifiche) e antinfiammatorie che ne rendono utile la prescrizione, oltre che nell’osteoartrosi, nell’artrite reumatoide. La pianta con le sue radici assorbe dal terreno sali alcalini d’acido silicico che danno luogo alla formazione di 2 tipi di silicio, solubile e insolubile, presenti nel fitocomplesso. L’azione rimineralizzante del silicio, confermata per secoli dalla tradizione popolare, non era conosciuta nei suoi meccanismi d’azione finché Vaquelin suggerì l’ipotesi che tramite probabili riarrangiamenti di sito degli elettroni, il silicio potesse facilitare la formazione di carbonato di calcio.
Viene segnalato inoltre che i flavonoidi in sinergia col silicio sarebbero in grado di determinare un aumento del numero degli osteoblasti (le cellule che costruiscono l’osso nuovo) e una loro più marcata attività, mentre sarebbero capaci di ridurre sia il numero sia l’attività degli osteoclasti (le cellule che distruggono l’osso). Tali azioni sono state dimostrate su colture di tessuto osseo, in animali da esperimento e anche nell’uomo.
Sempre grazie alla ricchezza in silicio, l’equiseto è consigliato come preventivo nella cura dell’arteriosclerosi, in quanto favorirebbe un rallentamento dell’invecchiamento della parete vascolare.
Per quanto riguarda l’attività diuretica, la diuresi provocata dalla droga è puramente idrica, senza alterazione del tenore in elettroliti. Tale proprietà sarebbe dovuta alla presenza di flavonoidi e saponine. La pianta viene consigliata (Monografia Commissione E del BfArM) negli edemi post-traumatici e statici e nella diuresi forzata in caso di affezioni batteriche e infiammatorie delle vie urinarie escretrici e contro la renella. Può essere impiegata come coadiuvante nella terapia dimagrante. Recentemente sono state segnalate proprietà antiradicaliche sostenute dai principi fenolici presenti nel fitocomplesso della pianta. Attualmente le linee guida ministeriali di riferimento riportano per Equisetum seguenti indicazioni: Drenaggio dei liquidi corporei. Funzionalità delle vie urinarie. Trofismo del connettivo. Benessere di unghie e capelli.
La letteratura medica non segnala effetti secondari e tossici alle dosi terapeutiche, a meno che non vi sia una particolare sensibilità individuale. Come per tutte le piante ad azione diuretica, occorre prestare attenzione alla contemporanea assunzione di farmaci diuretici (sommazione d’effetto); la monografia della Commissione E del BfArM ne sconsiglia l’uso in caso di edema periferico dovuto a scompenso cardiaco o renale.
L’equiseto contiene piccole quantità di nicotina e può provocare, in pazienti sensibili alla nicotina, allergie (dermatite) o effetti tossici se la pianta viene assunta in grandi quantità. La nicotina, infatti, è presente in minime tracce: “Equisetum spp.: la concentrazione di nicotina ottenuta da 5 kg di equiseto essiccato (compreso E. arvense) valutata con spettrofotometria a ultravioletti non è superiore a 2 mg.
Secondo quanto riportato nella monografia EMA/HMPC, l’uso in gravidanza, allattamento e sotto i 12 anni di età non è raccomandato a causa della carenza di studi adeguati. Per altri è invece compatibile ma per uso limitato nel tempo e sotto controllo medico. Infine in alcuni soggetti sensibili, l’equiseto può causare disturbi gastrici, nausea o irritazione dello stomaco.”
Da Dizionario di fitoterapia e piante medicinali di Enrica Campanini
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